Indice
1. La storia del poker
Il poker non ha un certificato di nascita. È il risultato di una lunga mescolanza di giochi d'azzardo europei, arrivati in Louisiana all'inizio del XIX secolo e poi diffusi in tutto il Nord America grazie ai fiumi, alla guerra e alla ferrovia.
Gli antenati europei
Tre giochi ricorrono continuamente nell'albero genealogico del poker:
- Poque (Francia, XVII-XVIII secolo): un gioco di combinazioni e rilanci il cui nome, pronunciato all'americana, ha molto probabilmente dato origine a «poker». I coloni francesi lo portarono nella Nuova Francia e poi in Louisiana.
- Pochen / Poch (Germania): la stessa radice verbale, l'idea di «bussare», cioè annunciare un rilancio.
- Brelan e prime (Francia) e soprattutto il persiano As Nas, un gioco a 20 carte con 5 carte per giocatore, spesso citato per i suoi meccanismi di puntata e di bluff, anche se gli storici discutono ancora sulla discendenza diretta.
Il bluff stesso viene dall'inglese brag e dallo spagnolo primero: l'idea che si possa vincere un piatto senza avere la mano migliore è più antica del poker e ne costituisce il vero cuore.
New Orleans e i battelli a vapore
Le prime descrizioni affidabili collocano il gioco a New Orleans intorno al 1810-1820. Si giocava con un mazzo di 20 carte (asso, re, donna, fante, dieci), in quattro, cinque carte a testa, senza cambio: una sola distribuzione e un solo giro di puntate. Il gioco risalì poi il Mississippi a bordo dei battelli a vapore, dove giocatori professionisti, i gamblers, ne vivevano, con una buona dose di imbrogli organizzati.
Il passaggio a 52 carte e le prime varianti
Intorno al 1834 si impose il mazzo da 52 carte: permise più giocatori e creò il colore come combinazione. I cambiamenti si susseguirono poi rapidamente:
- Anni 1850: comparsa del draw poker (poker chiuso, con cambio), della scala e del colore nella gerarchia delle mani.
- Guerra di secessione americana (1861-1865): il poker diventa il gioco di entrambi gli schieramenti negli accampamenti militari. Si diffonde lo stud a 5 carte, in cui una parte delle carte è scoperta, insieme alle prime nozioni di piatto comune e di rilancio illimitato.
- Fine del XIX secolo: la conquista del West, i saloon, i jolly e le carte matte, poi la codificazione progressiva delle regole nei manuali di giochi americani (Hoyle).
Il XX secolo: legalizzazione e professionalizzazione
Il Nevada legalizzò il gioco d'azzardo nel 1931, creando il quadro in cui Las Vegas sarebbe diventata la capitale mondiale del poker. Il seven card stud dominò le sale da gioco americane nella prima metà del secolo. Nel 1970 Benny Binion organizzò le prime World Series of Poker (WSOP) all'Horseshoe di Las Vegas: una manciata di giocatori e un vincitore scelto inizialmente con una votazione. L'anno seguente il torneo adottò il formato a eliminazione con quota d'iscrizione, rimasto la norma.
Internet e il «poker boom»
- 1998: apre la prima poker room online a soldi veri (Planet Poker).
- 2003: Chris Moneymaker, contabile dilettante qualificatosi con 86 dollari tramite un satellite online, vince il Main Event delle WSOP e 2,5 milioni di dollari. L'effetto è immediato e porta il suo nome: l'effetto Moneymaker. Gli iscritti al Main Event passano da 839 nel 2003 a oltre 8.700 nel 2006.
- Anni 2000: trasmissioni televisive con telecamere sotto il tavolo che mostrano le carte coperte, esplosione del gioco online e comparsa di una generazione di giocatori formati sul volume e sulle statistiche.
- 15 aprile 2011: il «Black Friday» del poker online chiude il mercato statunitense ai grandi siti internazionali e ridisegna il settore.
- Anni 2010-2020: professionalizzazione estrema, lavoro con i solver e la teoria dei giochi (GTO) e, nel 2017-2019, vittorie delle intelligenze artificiali Libratus e poi Pluribus contro professionisti di primo piano, prima in heads-up e poi a un tavolo da sei giocatori.
In Francia il poker online è stato legalizzato e regolamentato nel 2010 con la creazione dell'ARJEL, diventata ANJ nel 2020.
2. L'arrivo del Texas hold'em
Robstown, Texas
Il Parlamento del Texas riconosce ufficialmente Robstown, in Texas, come luogo di nascita dell'hold'em, all'inizio del Novecento. L'innovazione è semplice ma decisiva: invece di dare cinque carte a ogni giocatore, se ne danno solo due e si dispongono cinque carte comuni al centro del tavolo.
Da Dallas a Las Vegas
Per molto tempo il gioco rimase confinato in Texas, praticato in partite private e itineranti da un gruppo di giocatori che ne avrebbero poi costruito la fama: Doyle Brunson, Amarillo Slim Preston, Crandell Addington e Sailor Roberts. Nel 1967 portarono l'hold'em a Las Vegas. All'epoca era proposto in un solo posto, il Golden Nugget, un casinò del centro poco frequentato dai giocatori ad alte poste.
L'hold'em si conquistò un posto quando fu adottato dal Dunes, sulla Strip, e soprattutto quando le WSOP ne fecero l'evento principale a partire dal 1971: il Main Event si gioca in Texas hold'em no limit e da allora non ha mai cambiato formato.
Perché il no limit si è imposto
Crandell Addington ha riassunto la differenza: nel limit si giocano le carte, nel no limit si giocano i giocatori. Poiché un giocatore può puntare tutto il suo stack in qualsiasi momento, ogni decisione può mettere in gioco l'intera partita. È questo che rende il formato così spettacolare in televisione e che ne ha fatto lo standard mondiale dagli anni 2000.
Nel 1979 Doyle Brunson pubblicò Super/System, il primo libro a esporre apertamente la strategia di alto livello del no limit hold'em. Molti professionisti videro nel libro un tradimento: consegnava al grande pubblico le chiavi del loro vantaggio.
Per approfondire
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