Storia del poker

Dalle origini del poker al Texas hold'em

Scala reale: cinque carte di cuori su un panno verde
Foto : Guts Gaming · CC BY 2.0

Indice

1. La storia del poker

Il poker non ha un certificato di nascita. È il risultato di una lunga mescolanza di giochi d'azzardo europei, arrivati in Louisiana all'inizio del XIX secolo e poi diffusi in tutto il Nord America grazie ai fiumi, alla guerra e alla ferrovia.

Gli antenati europei

Tre giochi ricorrono continuamente nell'albero genealogico del poker:

Il bluff stesso viene dall'inglese brag e dallo spagnolo primero: l'idea che si possa vincere un piatto senza avere la mano migliore è più antica del poker e ne costituisce il vero cuore.

New Orleans e i battelli a vapore

Le prime descrizioni affidabili collocano il gioco a New Orleans intorno al 1810-1820. Si giocava con un mazzo di 20 carte (asso, re, donna, fante, dieci), in quattro, cinque carte a testa, senza cambio: una sola distribuzione e un solo giro di puntate. Il gioco risalì poi il Mississippi a bordo dei battelli a vapore, dove giocatori professionisti, i gamblers, ne vivevano, con una buona dose di imbrogli organizzati.

Il passaggio a 52 carte e le prime varianti

Intorno al 1834 si impose il mazzo da 52 carte: permise più giocatori e creò il colore come combinazione. I cambiamenti si susseguirono poi rapidamente:

Il XX secolo: legalizzazione e professionalizzazione

Il Nevada legalizzò il gioco d'azzardo nel 1931, creando il quadro in cui Las Vegas sarebbe diventata la capitale mondiale del poker. Il seven card stud dominò le sale da gioco americane nella prima metà del secolo. Nel 1970 Benny Binion organizzò le prime World Series of Poker (WSOP) all'Horseshoe di Las Vegas: una manciata di giocatori e un vincitore scelto inizialmente con una votazione. L'anno seguente il torneo adottò il formato a eliminazione con quota d'iscrizione, rimasto la norma.

Internet e il «poker boom»

In Francia il poker online è stato legalizzato e regolamentato nel 2010 con la creazione dell'ARJEL, diventata ANJ nel 2020.

2. L'arrivo del Texas hold'em

Robstown, Texas

Il Parlamento del Texas riconosce ufficialmente Robstown, in Texas, come luogo di nascita dell'hold'em, all'inizio del Novecento. L'innovazione è semplice ma decisiva: invece di dare cinque carte a ogni giocatore, se ne danno solo due e si dispongono cinque carte comuni al centro del tavolo.

Perché è una svolta. Con le carte comuni il numero di giocatori non è più limitato dalla dimensione del mazzo: un tavolo può ospitare dieci giocatori invece dei sette al massimo dello stud a 7 carte. Soprattutto, il gioco passa da uno a quattro giri di puntate, il che moltiplica le decisioni, la lettura degli avversari e la dimensione dei piatti.

Da Dallas a Las Vegas

Per molto tempo il gioco rimase confinato in Texas, praticato in partite private e itineranti da un gruppo di giocatori che ne avrebbero poi costruito la fama: Doyle Brunson, Amarillo Slim Preston, Crandell Addington e Sailor Roberts. Nel 1967 portarono l'hold'em a Las Vegas. All'epoca era proposto in un solo posto, il Golden Nugget, un casinò del centro poco frequentato dai giocatori ad alte poste.

L'hold'em si conquistò un posto quando fu adottato dal Dunes, sulla Strip, e soprattutto quando le WSOP ne fecero l'evento principale a partire dal 1971: il Main Event si gioca in Texas hold'em no limit e da allora non ha mai cambiato formato.

Perché il no limit si è imposto

Crandell Addington ha riassunto la differenza: nel limit si giocano le carte, nel no limit si giocano i giocatori. Poiché un giocatore può puntare tutto il suo stack in qualsiasi momento, ogni decisione può mettere in gioco l'intera partita. È questo che rende il formato così spettacolare in televisione e che ne ha fatto lo standard mondiale dagli anni 2000.

Nel 1979 Doyle Brunson pubblicò Super/System, il primo libro a esporre apertamente la strategia di alto livello del no limit hold'em. Molti professionisti videro nel libro un tradimento: consegnava al grande pubblico le chiavi del loro vantaggio.

Per approfondire

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